Aumenta la necessità da parte delle famiglie

Corriere del Ticino 29.04.2020 - Man mano che vengono allentate le restrizioni, riaprono tutte le strutture extrascolastiche e gli asili nido - «Richieste in crescita», spiega Stevens Crameri (ATAN)

di Paolo Galli

Molto si è detto, e molto presumibilmente si dirà, sulla tematica della contagiosità dei bambini. Ma forse proprio per i pochi casi di contagio emersi nella fascia di età tra gli zero e i nove anni, viene da chiedersi quanto l’infanzia sia davvero stata tutelata in questi (primi) due mesi d’emergenza. Stevens Crameri, presidente di ATAN ( l’associazione ticinese delle strutture d’accoglienza per l’infanzia), sottolinea: «L’attenzione nei confronti dell’infanzia è rimasta centrale. Si è cercato da una parte di tutelare la sicurezza dei bambini, dall’altra di fornire dove necessario gli strumenti per la loro gestione a domicilio, anche attraverso l’uso delle nuove tecnologie. Le strutture in questo senso non hanno perso il contatto con le famiglie. Poi stiamo parlando di un periodo nel quale tutti noi, bambini compresi, siamo stati privati di un po’ di libertà, anche se a scopo preventivo».

«Sempre più richieste»
Alcune strutture sono rimaste aperte, una trentina, in modo da permettere ai professionisti dei settori considerati necessari di essere al fronte. Le altre stanno riaprendo gradualmente. «Dall’11 maggio, quando apriranno anche le scuole, saremo a pieno regime, sia per quanto riguarda le famiglie diurne che per i centri extrascolastici e per gli asili nido - spiega Crameri - Con l’allentamento delle misure restrittive, cresce la necessità da parte delle famiglie di affidare i propri bambini alle varie strutture d’accoglienza. Percepiamo questa necessità crescente di ripartire: arrivano infatti sempre più richieste».

«Il sostegno del Cantone»
Dai problemi dei genitori a quelli delle strutture. «Una delle preoccupazioni principali dei gestori riguarda l’aspetto finanziario. Strutture a rischio? Non lo possiamo ancora sapere. Vedremo tra qualche settimana, quando tireremo le prime somme. Il sistema di finanziamento, va sottolineato, varia da Cantone a Cantone. Devo dire che il nostro Cantone, specie attraverso l’UFAG (l’Ufficio del sostegno a enti e attività per le famiglie e i giovani, ndr), è molto vicino alle strutture dedicate all’infanzia e sensibile al tema, e che ha messo in atto anche in questo caso tutta una serie di strategie per rendere questo periodo meno drammatico, dal lavoro ridotto all’anticipo dei sussidi, sino alle rassicurazioni dirette alle strutture maggiormente in difficoltà. Negli ultimi due anni sono stati fatti grossi investimenti in questo ambito, e oggi non si vuole perdere questo valore aggiunto. Anche per il futuro l’orientamento resta questo, di fronte poi a quello che è un bisogno essenziale delle famiglie». Ieri una coalizione di 37 gruppi d’interesse e organizzazioni politiche ha chiesto rassicurazioni a Confederazione e appunto Cantoni. ATAN fa parte della coalizione come membro di Kibesuisse. «Sarebbe un bene se arrivasse un sostegno da Berna che ci permetta di avere maggiori sicurezze. Detto della fortuna di avere l’appoggio da parte del Cantone, non nascondo che alcuni direttori hanno manifestato delle preoccupazioni, per il presente e per il futuro delle loro strutture».

«Dati da prendere con le pinze»
Crameri e i direttori delle singole strutture hanno altre preoccupazioni, altri dubbi. «Aspettiamo ulteriori informazioni dal Consiglio federale, sia in vista dell’11 maggio che del periodo estivo, anche per capire come gestire le colonie estive, sempre che saranno consentite, e con quale grado di prevenzione. Sono ancora molte le incognite che potranno impattare sulla gestione di asili nido e attività extrascolastiche. Potrebbe crescere anche il bisogno nelle strutture, se le aziende rimanessero aperte anche in agosto o se non fossero consentite le colonie. Scopriamo d’altronde tutto man mano. Le informazioni si susseguono. Basti pensare alla questione legata al fatto che i bambini non sarebbero vettori del contagio». Crameri si è fatto un’idea? «Sono ancora un po’ confuso. Ci sono i primi studi in tal senso, anche se ancora li prenderei con le pinze. Sono effettivamente molto pochi i bambini contagiati. Poi è tutta una questione di opportunità e rischio. E non possiamo rischiare troppo, in questo caso. Chiediamo infatti maggiori ragguagli e sicurezze, anche per la serenità dei genitori».

«Le regole per il personale»
Per la serenità dei genitori, ma anche del personale impiegato nelle strutture, al quale sono state dettate le regole di comportamento di fronte ai bambini. Crameri: «Valgono le regole sulle distanze fisiche e sull’igiene di base - lavarsi le mani accuratamente, disinfettarsi -, e poi il numero dei bambini in uno stesso locale è stato ridotto. Il personale deve indossare mascherine e grembiuli, cuffie se necessario: bardati insomma. Più difficile con i bambini più piccoli, naturalmente, anche se ci sono delle strategie per rendere la situazione costruttiva e non alienante. Per i più piccoli va considerato anche, ora, dopo due mesi a casa, un reinserimento graduale nelle strutture, in modo da rinforzare il legame asilo nido-genitore-bambino. È tutto un cantiere in divenire».

 

 

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