«L’accoglienza dell’infanzia in Ticino sta bene»

TIO - Jenny Covelli - L’associazione ATAN prende posizione contro quanto dichiarato da Kibesuisse a livello svizzero

MENDRISIO - Con l’emergenza coronavirus, asili nido, organizzazioni di famiglie diurne e centri privati diurni extrascolastici sono in linea di massima rimasti aperti. Kibesuisse, federazione svizzera delle strutture di accoglienza per l’infanzia, ha preso posizione due volte (a metà marzo e a inizio aprile) chiedendo soluzioni economiche per evitare una «grave crisi per l’accoglienza dell’infanzia in Svizzera». Una situazione che pare non rispecchiare quella ticinese.

L’associazione delle strutture d’accoglienza per l’infanzia della Svizzera italiana (ATAN) rivendica il suo ruolo di rappresentante di «quasi tutte le strutture d’accoglienza per l’infanzia ticinesi». E sottolinea che «le politiche familiari e il sistema di accoglienza dell’infanzia ticinesi posso contare su un sostegno cantonale importante, confermato e potenziato in occasione di questa crisi».

Per attraversare la crisi senza perdite, le strutture d’accoglienza per l’infanzia «possono contare sull’istituto del lavoro ridotto e sull’erogazione piena dei sussidi previsti per l’anno in corso».

Quindi, «le strutture ticinesi non sono in grave crisi e non rischiano nessuna chiusura, come paventato da Kibesuisse» e «la salute dei lavoratori è stata garantita».

ATAN ha inoltre sostenuto di voler immediatamente sospendere la fatturazione delle rette per famiglie non usufruenti il servizio «per non gravare inutilmente sulle stesse».

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